Al Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo sono arrivati antichi manufatti a filet portati dalla Sardegna da Sebastiana Vittoria Nurra. Gli oggetti, conservati durante una lunga esperienza migratoria, aggiungono nuove testimonianze alla storia delle partenze, del lavoro e dei legami mantenuti con la terra d’origine.
Nata a Pozzomaggiore nel 1943, Sebastiana lasciò giovanissima la Sardegna e nel 1957 raggiunse Roma. Dopo il matrimonio con Antonio Deiana, nel 1964 si trasferì in Svizzera, prima ad Arau e poi, dal 1971, a Faido, nel Canton Ticino, dove lavorò in ospedale. Nel 1998 si stabilì a Biella, mantenendo i rapporti con la famiglia e con le figlie residenti in Svizzera. Oggi, rimasta vedova, è nuovamente accanto alle figlie e ai nipoti.
Un legame conservato nel tempo
Attiva nel circolo Su Nuraghe, Nurra ha continuato a coltivare il rapporto con la cultura di Pozzomaggiore. Tra gli oggetti portati con sé nei diversi trasferimenti c’erano anche i lavori a filet ora donati al museo. Non si tratta di manufatti realizzati da lei, ma di antichi lavori che ha custodito negli anni come un legame concreto con la Sardegna lasciata.
Il significato della donazione va oltre il valore materiale dei manufatti. Ricami e pizzi possono accompagnare una persona durante il viaggio e continuare a raccontare il luogo di provenienza. Nel museo, queste testimonianze si inseriscono nella storia delle donne che, attraverso le migrazioni, hanno portato con sé saperi, tradizioni e memorie familiari.
Il telaio delle Donne del Filet
Il percorso si collega a un’altra presenza conservata a Pettinengo: l’antico telaio appartenuto a suor Maria Battistina, al secolo Caterina Sotgiu, religiosa del Cottolengo e dal 1939 Pietatina di clausura a Biella. Arrivata in città nel 1947, la religiosa era specializzata nella realizzazione dei filet bosani, destinati ad adornare chiese e abitazioni.
Dopo la sua morte, nel 1978, il telaio fu consegnato dalle suore alla nipote Antonietta Sotgiu, figura storica delle Donne del Filet di Su Nuraghe. Fu lei a promuovere nel circolo il laboratorio dedicato a questa lavorazione, contribuendo alla trasmissione di un’arte tradizionale legata alla comunità dei pescatori di Bosa.
Oggi il grande telaio viene ancora utilizzato dalle donne di Su Nuraghe per realizzare nuovi ricami. I lavori portati dalla Sardegna da Sebastiana e il telaio, quindi, non sono soltanto testimonianze del passato, ma continuano a dialogare con il presente attraverso gli allestimenti del museo e le attività dedicate alla trasmissione della memoria.
La donazione rappresenta un nuovo tassello della storia dell’emigrazione biellese e delle sue protagoniste: donne che hanno attraversato paesi e confini, lavorato, cresciuto famiglie e conservato nelle proprie case oggetti capaci di mantenere vivo il rapporto con la terra d’origine. Il museo, inserito nella Rete Museale Biellese, è aperto ogni domenica dalle 15 alle 19 con ingresso gratuito. Per informazioni, prenotazioni e visite è disponibile il numero 334 345 2685.