Formazione e ricerca

Università e Regione, nuove prospettive per il Biellese

Il confronto punta a rafforzare legami con imprese, enti locali e sedi territoriali piemontesi

Università e Regione, nuove prospettive per il Biellese

La sede dell’Università di Torino a Biella potrebbe assumere un ruolo più ampio nella formazione continua di professionisti e lavoratori, in collaborazione con gli enti locali e il sistema produttivo. È una delle prospettive emerse durante l’incontro tra la squadra di governo dell’Ateneo e la Giunta regionale del Piemonte, ospitato al Grattacielo della Regione.

Il confronto ha riguardato ricerca, innovazione, rapporti internazionali e collegamenti con i territori. L’obiettivo indicato dalle istituzioni è costruire un metodo di lavoro condiviso, sostenuto da appuntamenti periodici dedicati a temi specifici. In questo quadro, la sede biellese rientra nel progetto di rendere più accessibili le opportunità di apprendimento permanente nelle diverse aree piemontesi.

Un’offerta rivolta anche a chi lavora

Accanto ai corsi universitari, l’Ateneo intende sviluppare percorsi destinati a chi è già occupato, con moduli brevi, formule flessibili e certificazione delle competenze. Il confronto con Regione, istituzioni locali e imprese dovrebbe servire a individuare i fabbisogni e a progettare attività coerenti con l’evoluzione delle professioni. La prospettiva riguarda, oltre a Biella, anche le sedi di Alba, Asti, Cuneo, Ivrea e Savigliano.

La rettrice Cristina Prandi ha definito l’incontro un passo avanti nella collaborazione tra Ateneo e Regione, indicando tra le priorità comuni le ricadute territoriali di intelligenza artificiale, sostenibilità agricola, qualità dell’aria, neutralità climatica, efficienza energetica, gestione delle risorse idriche, biotecnologie e salute. Per l’Università, il dialogo istituzionale consente di raccogliere le esigenze locali e trasformarle in nuove linee di attività, cercando una maggiore convergenza con la programmazione regionale.

Risorse per imprese e laboratori

Un altro tema affrontato è il sostegno alle piccole e medie imprese e all’inserimento di personale qualificato. Il programma MATCHIN prevede contributi a fondo perduto per favorire l’ingresso di ricercatori e figure altamente specializzate nelle aziende. Il bando, lanciato nelle scorse settimane, dispone di 5 milioni di euro.

Nell’ambito del FESR 2021-2027, il bando SWIch 2026 mette a disposizione 40 milioni di euro per ricerca, sviluppo e valorizzazione industriale dell’innovazione. Altri 40 milioni sono destinati a STEP, dedicato alle tecnologie strategiche per l’Europa. Il bando Infra+ finanzia invece 27 progetti con 45 milioni di euro. In 14 iniziative l’Università di Torino è capofila o partecipa insieme ad altri atenei piemontesi, con 16 milioni destinati all’acquisto di macchinari avanzati e al potenziamento dei laboratori.

Il presidente regionale Alberto Cirio ha sottolineato il ruolo dell’Università per l’attrattività del territorio e per l’insediamento di nuove imprese, citando il caso di Silicon Box. Ha inoltre ricordato il superamento dei 114 milioni di euro di fondi regionali per le borse di studio e le oltre 81.000 adesioni a Piemove, il programma che consente agli universitari under 26 di utilizzare gratuitamente il trasporto pubblico.

La collaborazione comprende anche la sanità, con il Parco della Salute di Torino e la formazione di medici, infermieri e altri professionisti, oltre ai progetti su ambiente e agricoltura sviluppati con Agrion. L’Ateneo segnala più di 800 progetti finanziati su bandi competitivi, 70 infrastrutture di ricerca aperte e cinque piattaforme interdisciplinari. Sul piano internazionale conta oltre 580 accordi in più di 90 Paesi, 29 corsi interamente in inglese e la guida dell’alleanza europea UNITA. Il collegamento tra queste reti e le politiche regionali dovrebbe sostenere nuovi progetti, scambi e investimenti nei territori piemontesi.