Tradizioni d’autunno

A Biella la tavola dei morti unisce Sardegna e Biellese

Il circolo invita a fotografare la mensa dedicata agli antenati: gli scatti saranno raccolti in un mosaico nella sede di via Galileo Galilei.

A Biella la tavola dei morti unisce Sardegna e Biellese

Il Circolo Su Nuraghe di Biella propone per la sera del 1° novembre un’iniziativa dedicata alla memoria dei defunti e al confronto tra le consuetudini sarde e quelle del territorio biellese. L’invito rivolto ai partecipanti è quello di preparare una tavola commemorativa, accendere un lumino e inviare una fotografia all’associazione.

Le immagini possono essere trasmesse all’indirizzo info@sunuraghe.it oppure tramite WhatsApp al numero 328 919 3026. Gli scatti saranno raccolti in un mosaico collettivo della memoria, destinato a essere esposto nella sede del circolo, in via Galileo Galilei 11 a Biella.

Un rito tra Sardegna e Piemonte

La tavola imbandita per i defunti affonda le proprie radici in antichi riti dedicati agli antenati, in seguito intrecciati con la tradizione cristiana di Ognissanti, celebrata il primo novembre, e con la Commemorazione dei fedeli defunti del giorno successivo. Secondo la credenza popolare, nella notte tra l’uno e il due novembre le anime dei familiari scomparsi tornerebbero simbolicamente nelle case.

Per accoglierle, la mensa viene lasciata apparecchiata senza posate, con pane, acqua, vino, frutta e dolci. Il lumino acceso rappresenta un segnale per indicare la strada del ritorno, mentre una fiammella sulle tombe rinnova idealmente il legame tra il mondo dei vivi e quello dei defunti.

In Piemonte e nel Biellese la ricorrenza è associata anche alle ballotte, castagne bollite con sale e foglie di alloro, tradizionalmente accompagnate da un bicchiere di vino rosso. In Sardegna la consuetudine prende il nome di sa banca de sos mortos, la tavola dei morti, preparata con pane, pietanze, frutta secca e vino.

Dolci e questue per i defunti

Tra i prodotti tipici della tradizione isolana ci sono sos papassinos, dolci dalla forma romboidale con uvetta e frutta secca, ricoperti di glassa bianca e confettini colorati. Sulla tavola compare anche su pane ’e sapa, realizzato con il mosto cotto.

In Sardegna sopravvive inoltre la questua dei bambini, conosciuta come Su Prugadoriu, Su Mortu Mortu o Sas Animeddas. La mattina del due novembre i più piccoli bussano alle porte chiedendo dolci, caramelle e frutta secca in suffragio dei defunti. Le formule recitate, tra cui Animas de prugadoriu, Ave Maria, po faghere bene a sos mortos, accompagnano una pratica nella quale il dono assume anche il significato di gesto di carità.

La ricorrenza porta molte famiglie a curare e adornare le tombe, trasformando i cimiteri in luoghi illuminati da fiori e fiammelle votive. Nelle abitazioni, fotografie e piccoli lumi riportano al centro il ricordo dei familiari scomparsi.

Attraverso la raccolta delle immagini, il Circolo Su Nuraghe mette in relazione le consuetudini della Sardegna con quelle della terra di adozione. La partecipazione all’iniziativa consente così di documentare gesti familiari e tradizioni condivise, riunendo in un’unica esposizione testimonianze provenienti dalle case della Sardegna e del Biellese.