Antonio Urso, ciclista biellese, ha portato a termine un Everesting interamente affrontato sul territorio di Biella, ripetendo per undici volte il percorso verso Oropa. La prova si è conclusa dopo circa 20 ore in sella, con un dislivello positivo complessivo vicino ai 9.000 metri.
La partenza era fissata in via Ivrea, mentre l’arrivo di ogni ascesa era al piazzale delle Funivie di Oropa. Il tracciato attraversava Biella, il Piazzo, Cossila San Grato, Cossila San Giovanni, Cave e Favaro, prima di affrontare la salita finale. Lo stesso giro è stato ripetuto undici volte, in una lunga giornata di resistenza fisica e mentale.
Una prova oltre il dato sportivo
L’Everesting è una sfida ciclistica che consiste nel percorrere più volte una singola salita fino ad accumulare 8.848 metri di dislivello positivo, l’altezza del Monte Everest. Nel caso di Urso, il risultato ha raggiunto circa 9.000 metri. Il ciclista ha raccontato l’impresa con ironia, spiegando di aver visto la Madonna di Oropa undici volte di fila e di aver fatto più giri di una lavatrice a 1.200 giri.
Dietro alle battute, però, c’è una motivazione personale più profonda. Urso ha spiegato di aver scelto di trasformare la fatica in una forma di preghiera, con la speranza che le guerre in corso possano finalmente terminare. Per lui, ripetere la salita non è stato soltanto un esercizio di resistenza, ma anche un confronto con se stesso e con il mondo.
Ogni pedalata è stata così interpretata come un passo verso la luce e ogni passaggio davanti al santuario come un richiamo alla Madonna di Oropa, considerata dal ciclista un simbolo di unità e amore universale. La salita, nelle sue parole, è diventata un’occasione di riconciliazione e di riflessione, oltre che una prova sportiva.
Il sostegno durante il percorso
Urso non ha affrontato l’impresa da solo. A sostenerlo lungo il tracciato sono stati amici e accompagnatori, che hanno condiviso con lui alcune delle ascese e lo hanno aiutato anche sul piano morale. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al gruppo Conad di Candelo e alla moglie Francesca, che ha organizzato nell’auto un punto di ristoro con cibo e bevande per i partecipanti.
Durante la giornata hanno dato il loro contributo anche Maurizio, Marco, Paolino, Daniele, Simone, Piero, Natalino e Sara. Il gruppo ha alternato momenti di fatica e risate, mentre altre persone hanno seguito e sostenuto il ciclista a distanza, senza poter essere presenti lungo il percorso.
Il bilancio finale è dunque quello di una prova composta da undici ascese, circa 9.000 metri di dislivello e una giornata trascorsa quasi interamente in bicicletta. Per Urso, tuttavia, il risultato non si esaurisce nei numeri: l’impresa è stata anche un’esperienza condivisa con chi lo ha accompagnato. La sua sintesi è affidata a una frase: l’uomo non sfida la montagna, ma sfida se stesso.