Nell’ultima domenica di agosto, la Chiesa di Biella ha celebrato la Dedicazione delle Basiliche della Madonna di Oropa e l’anniversario delle Centenarie Incoronazioni. La ricorrenza si è svolta nel santuario mariano, con la partecipazione di circa mezzo migliaio di fedeli.
La celebrazione, presieduta dal vescovo Roberto Farinella, si è aperta con la processione sul piazzale della Basilica Superiore. Il corteo ha preceduto la Santa Messa, celebrata davanti a un sagrato gremito. Accanto al primo cittadino ha sfilato la Mazza Civica, che da oltre duecento anni accompagna i biellesi nel pellegrinaggio a Oropa.
L’omelia del vescovo
Nel corso dell’omelia, Farinella ha affidato alla Vergine Bruna il popolo biellese, le famiglie, gli anziani, i giovani e tutte le persone che stanno attraversando momenti di difficoltà. Il vescovo ha ricordato che nessuna preghiera resta inascoltata e che nessuna lacrima rimane senza essere asciugata, sottolineando come anche dal dolore possa germogliare la gioia.
Richiamando la figura di Maria, il presule ha evidenziato che la Vergine non comprende tutto e non possiede tutte le risposte, ma si affida a Dio. Da qui l’invito ai fedeli a imparare da lei a dire il proprio Eccomi, inteso come un sì semplice, fiducioso e quotidiano alla volontà divina.
Farinella ha inoltre indicato Maria come segno di sicura speranza e consolazione nel cammino verso Cristo, richiamando le parole della costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II. Il messaggio dell’omelia ha così unito la dimensione della ricorrenza religiosa alla vicinanza verso chi vive situazioni di prova.
Il bilancio dei pellegrinaggi
Al termine della Messa, il rettore del Santuario, canonico Michele Berchi, ha pronunciato il tradizionale discorso rivolto alle autorità. Nel suo intervento ha tracciato un bilancio dell’anno di pellegrinaggi e ha riflettuto sulle motivazioni che continuano a spingere le persone a salire a Oropa.
Secondo Berchi, i visitatori non raggiungono il santuario soltanto per trovare refrigerio dal caldo, ma anche per cercare qualcosa di più intimo e personale. Il rettore ha individuato nella solitudine una delle inquietudini più diffuse tra i pellegrini di oggi, osservando che molte persone si sentono sole.
Il discorso si è concluso con un affidamento alla Madonna, chiamata a custodire il senso più autentico del santuario: un luogo dove, da secoli, milioni di persone continuano a recarsi per cercare e trovare sollievo dall’arsura della solitudine.