Il Tar Piemonte ha annullato il decreto del Commissario straordinario di EGATO2 del 28 febbraio 2025, relativo al modello di gestione del servizio idrico integrato. La decisione, secondo quanto riferito da B.C.V. e dai suoi quattro soci, riguarda unicamente un profilo procedurale e non il merito della scelta di affidamento in house.
Il tribunale amministrativo ha ritenuto che la motivazione sulla scelta del modello gestionale avrebbe dovuto essere resa già al momento dell’adozione del decreto commissariale. La successiva individuazione del modello in house era stata adottata dalla Conferenza d’Ambito nel settembre 2025. Secondo B.C.V., il rilievo potrebbe essere superato dalla stessa Conferenza attraverso una nuova deliberazione a maggioranza qualificata.
Il percorso verso il gestore unico
La società sostiene di avere operato, insieme ai quattro soci, nel rispetto delle tempistiche fissate dal cronoprogramma commissariale. Dal 1° maggio 2026, i quattro soci hanno ceduto a B.C.V. i rispettivi rami d’azienda del Servizio Clienti, con il coinvolgimento di 43 dipendenti. L’obiettivo indicato è completare entro la fine dell’anno il trasferimento dell’intero servizio idrico integrato e di oltre 250 lavoratori.
Dalla firma della convenzione, B.C.V. afferma di agire nel territorio di utenza come gestore unico per i canali di comunicazione del pronto intervento e del Servizio Clienti, oltre che per la bollettazione. La società precisa inoltre di essersi rapportata con ARERA ed EGATO2 come soggetto gestore unitario, occupandosi della pianificazione tariffaria, degli investimenti e dell’accesso ai finanziamenti pubblici.
Le valutazioni sul ricorso
Nel comunicato, B.C.V. evidenzia una struttura finanziaria basata su un capitale interamente versato di 16,06 milioni di euro e su incassi annuali indicati in circa 60 milioni di euro. La società sostiene che questo assetto abbia consentito di mantenere la continuità con le gestioni precedenti, senza disagi per il territorio e per le utenze, attraverso sinergie e recuperi di efficienza.
B.C.V. ribadisce di essere una società interamente pubblica, di non chiedere finanziamenti ai Comuni e di non distribuire utili, destinando agli investimenti le risorse derivanti dalla tariffa. Per la società, il percorso verso il gestore unico risponde all’interesse pubblico e quanto realizzato non sarebbe reversibile.
Intanto, B.C.V. e le società interessate stanno svolgendo valutazioni legali sull’eventuale impugnazione della sentenza davanti al Consiglio di Stato. La decisione sul ricorso non è stata ancora comunicata.