Da Ortueri al Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella, la composizione Cando si pesat su bentu… affida alla poesia in sardo una riflessione sulle inquietudini del presente. L’autore, Nicola Loi, utilizza la forma tradizionale dell’ottava per affrontare temi come il costo della vita, le pensioni insufficienti, l’incertezza economica e la distanza percepita tra cittadini e istituzioni.
Il vento evocato nel titolo diventa la metafora di un cambiamento possibile. Nei versi, la memoria di una giovinezza associata a pace, amore e virtù si confronta con un presente segnato, secondo la denuncia del poeta, da guerre, paura, miseria e perdita di fiducia. Il richiamo al passato non assume però il valore di una fuga nostalgica: serve a interrogare il tempo attuale e a chiedere conto delle promesse non mantenute.
La voce degli esclusi
Al centro del componimento c’è il contrasto tra chi vive nell’abbondanza e chi fatica a procurarsi il necessario. Loi richiama in particolare la condizione di quanti hanno lavorato per tutta la vita e oggi devono affrontare una pensione insufficiente e l’aumento delle spese quotidiane. L’immagine del cavallo nutrito soltanto con la paglia, incapace persino di scuotere con forza il proprio sonaglio, restituisce la stanchezza di chi ha consumato le proprie energie senza ottenere sicurezza e riconoscimento.
La critica dell’autore si estende all’informazione, alla propaganda e alla gestione della cosa pubblica. Le accuse contenute nei versi sono espressione di una posizione poetica apertamente polemica e non sostituiscono la verifica dei fatti né il giudizio della magistratura. Il riferimento a Peppino Mereu, poeta di Tonara vissuto tra il 1872 e il 1901, collega la composizione alla tradizione sarda della poesia civile e alla capacità della parola di denunciare le ingiustizie.
La distanza sociale viene rappresentata anche attraverso l’immagine di chi ha la pancia piena e non ascolta il lamento degli affamati. In questa frattura, Loi inserisce il disagio delle nuove generazioni, alle prese con precarietà, difficoltà nel costruire un progetto di vita e timore per un futuro instabile. La protesta, nel messaggio del componimento, può trasformarsi in consapevolezza e partecipazione, mentre la parola poetica diventa uno spazio di confronto.
Una forma antica per il presente
Il testo è articolato in sette ottave, secondo una struttura riconducibile alla tradizione dell’ottava logudorese e della poesia estemporanea sarda. Gli otto versi seguono lo schema di rime ABABABCC, con sei rime alternate e una coppia finale a rima baciata. È una forma legata alla cultura dei cantadores, nella quale il verso non è soltanto scrittura, ma anche ritmo, voce e relazione con il pubblico.
La composizione si inserisce inoltre nel percorso del laboratorio linguistico Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant. La versione italiana è stata realizzata da Antonio Ledda, originario di Villanova Monteleone, e rivisitata da Roberto Perinu. Il testo confluirà nell’antologia del progetto, dedicato alla conoscenza e all’uso della lingua materna come patrimonio culturale e occasione di dialogo tra generazioni.
L’iniziativa mette in relazione il Circolo Su Nuraghe di Biella con il Circolo Sardo Antonio Segni di La Plata, in Argentina. Il collegamento tra le due comunità accompagna la circolazione di parole, memorie ed esperienze legate alla Sardegna. Il componimento di Loi diventa così un messaggio rivolto a realtà lontane, ma accomunate da questioni come la dignità del lavoro, la tutela delle persone fragili e la trasparenza delle istituzioni.
La chiusura della poesia richiama la responsabilità individuale e collettiva. La catena da spezzare rappresenta il desiderio di superare condizioni percepite come oppressive, mentre l’invito a scegliere con attenzione chi governa trasferisce la denuncia sul terreno della cittadinanza. Firmato da Nicola Loi il 28 ottobre 2026, il testo propone una lettura del presente attraverso una forma antica, affidando alla lingua sarda il compito di conservare la memoria e alimentare una coscienza critica.