Ventitreenne ristretto

Morte in carcere, le associazioni chiedono chiarezza

Il Tavolo locale sollecita verifiche su protocolli sanitari, sostegno educativo e possibili responsabilità.

Morte in carcere, le associazioni chiedono chiarezza

Un detenuto di 23 anni è morto in carcere a Biella. Secondo quanto riferito dalle associazioni del Tavolo Carcere, il giovane si sarebbe tolto la vita durante la detenzione. Di fronte alla tragedia, le realtà firmatarie hanno espresso cordoglio e solidarietà ai familiari, sottolineando il rammarico per un episodio che, si legge nella nota, non dovrebbe verificarsi.

I dubbi sulle procedure

Nel documento, le associazioni richiamano la responsabilità dell’istituzione penitenziaria, dell’ASL e dello Stato nel garantire che le persone recluse possano mantenere o migliorare le proprie condizioni di salute psicofisica durante il percorso detentivo. Il tema centrale riguarda quindi le misure di prevenzione del suicidio e il sostegno alle persone più fragili all’interno della struttura.

Le organizzazioni chiedono in particolare di verificare se, nei confronti del giovane, siano state applicate le procedure previste dal Protocollo suicidario sottoscritto dalla Direzione sanitaria e dalla Direzione penitenziaria. Le stesse perplessità vengono sollevate rispetto alle pratiche educative e trattamentali destinate a sostenere la persona durante la detenzione.

La richiesta alla Procura

Le associazioni sollecitano inoltre il Garante dei diritti delle persone ristrette nella libertà del Comune di Biella a intervenire per comprendere la dinamica dell’accaduto e riferire nelle sedi competenti. La richiesta, spiegano i firmatari, nasce dai dubbi sull’applicazione delle procedure e sulla gestione del percorso di sostegno rivolto al giovane.

In conclusione, il Tavolo Carcere e le altre realtà aderenti chiedono alla Procura della Repubblica di Biella un intervento immediato per chiarire la dinamica dei fatti e verificare l’eventuale esistenza di responsabilità. La nota è firmata, tra gli altri, da ACLI Biella, ANPI, Arci, Caritas diocesana, CGIL, CTV, Coordinamento Antifascista, CNCA Piemonte Liguria e dalle associazioni impegnate sul territorio nei settori sociale, educativo e dei diritti.